Il Libro

Il corpo fatto suono. Verso una musicoterapia del movimento autonomo.

Un libro che sviluppa i fondamenti teorici e documenta la pratica clinica di questa proposta. Basato su più di trent’anni di esperienza e sull’integrazione della psicomotricità di Aucouturier e Pikler, la fenomenologia del corpo di Fuchs, e la teoria dell’enazione di Varela e Maturana.

Ora disponibile: ebook e cartaceo, in italiano e in spagnolo.

In Sudamerica il cartaceo viene stampato nella regione: prezzo in valuta locale, più spedizione a domicilio. L’ebook (Kindle) è disponibile su Amazon.

INTRODUZIONE

Che cosa accade quando una persona entra in uno spazio, chiude la porta e decide da sé cosa fare con ciò che ha a disposizione?

Questa domanda, apparentemente semplice, apre un nuovo modo di intendere la musicoterapia. Non è la domanda abituale della disciplina, che di solito si chiede come il terapeuta possa facilitare un incontro significativo con il paziente, come co-creare senso attraverso la musica, come sostenere una relazione terapeutica che produca cambiamento. Sono domande legittime, che hanno generato modelli rigorosi e preziosi. Ma tutte presuppongono che il gesto sia già avvenuto, che il soggetto sia già in movimento, già in relazione.

Questo libro pone una domanda precedente: come è possibile che quel gesto avvenga. Quali condizioni servono al soggetto per iniziarlo da sé, senza che nessuno glielo abbia chiesto. E quale ruolo gioca la musica —non come stimolo né come provocazione, ma come struttura temporale che sostiene senza determinare, che precede senza prescrivere, che continua mentre il soggetto trova la propria strada.

La risposta viene da tre ambiti che la musicoterapia non aveva integrato in modo sistematico fino ad ora. Dalla psicomotricità di Bernard Aucouturier, che ha dimostrato come il gioco spontaneo in uno spazio preparato sia terapeutico prima di qualsiasi intervento dell’adulto. Dalla psicosemiotica di Peirce e Eco, che offre strumenti per leggere quel gioco come un racconto con una struttura propria, un programma narrativo che il terapeuta impara a leggere senza interromperlo. E dalla teoria dell’enazione di Varela, costruita sui fondamenti dell’autopoiesi di Humberto Maturana, che spiega perché il gesto autonomo non sia assenza di metodo, ma la forma più primaria e genuina in cui un essere vivente costruisce esperienza nel mondo.

Ciò che questo libro propone è che la musicoterapia possa operare a quel livello, quello del gesto che nessuno ha chiesto, quello del soggetto che entra nella propria stanza e chiude la porta, e che farlo non significhi abbandonare il rigore, ma portarlo verso un territorio ancora da esplorare.

Il libro documenta questa proposta con casi clinici reali in Italia: una scuola dell’infanzia, una casa di riposo, un centro per persone con sordocecità, e un contesto di massima complessità neurologica.